Burzum
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Burzum: cuore di tenebra
"Guitar World" rivista (aprile 2010)
Brad Angle

Guitar World copertina rivista (2010)

Varg Vikernes di Burzum ha ripudiato il Black Metal norvegese, genere musicale che negli anni '90 ha contribuito a creare. Dopo un'assenza durata più di 15 anni, ritorna con un nuovo album che conduce la sua visione della musica ancor più a fondo nell'abisso.

Nell'anno 1991, l'allora diciottenne chitarrista Varg Vikernes fondò una delle più importanti band Black Metal norvegesi, con uno scopo semplice ma potente: portare la tenebra nel mondo. L'ambiziosa attività musicale di Vikernes, e la sua ideologia estrema ed anticristiana fecero guadagnare in breve tempo a lui e alla sua band, Burzum, un posto nel cuore della fiorente scena di Oslo, che tra le altre comprendeva band del calibro di Mayhem, Immortal, Darkthrone ed Emperor.

Ma, nel giro di un paio d'anni, le intenzioni oscure di Vikernes crebbero aldilà della sua arte. Passò ai crimini violenti, attività che ebbero il loro culmine nel 1993, quand'egli appiccò il fuoco a diverse chiese ed assassinò la figura principale della scena e un tempo suo amico, Euronymous, il quale era chitarrista dei Mayhem. L'anno seguente, Vikernes venne arrestato e condannato, per questi crimini, a ventun'anni di prigione.

Nel maggio del 2009, dopo aver scontato più di quindici anni della sua condanna, Vikernes è stato rilasciato. Rimane impenitente riguardo ai suoi crimini, e il tempo passato in prigione non ha offuscato la sua visione musicale, un fatto reso chiaro dal suo nuovo album, "Belus". Se possibile, egli ha, rispetto agli inizi, una consapevolezza anche più grande del suo scopo, della purezza e della brama creativa che lo contraddistinguono, il che ha avuto come conseguenza la sua dissociazione dalla comunità Black Metal. "Io non sono amico della cosiddetta cultura moderna del Black Metal", scrive Vikernes sul suo sito web nel novembre del 20091. "È un'insipida, gretta parodia del cosiddetto Black Metal norvegese degli anni 1991-1992, e se fosse stato per me avrebbe avuto la sua disonorevole fine il più presto possibile. Tuttavia, piuttosto che rinunciare alla mia stessa musica, solo perché altri ne hanno imbrattato il nome affermando di aver qualcosa in comune con essa, io le resterò fedele".

La sua storia di musicista risale alla metà degli anni '80, quand'era poco più che un bambino. "Fino ai 12/13 anni ascoltai solo musica classica, prevalentemente Čajkovskij", dice. "Ma intorno a quell'età iniziai ad ascoltare gli Iron Maiden, e fu allora che acquistai la mia prima chitarra, una Westone bianco-perla". I classici pezzi epici a due chitarre degli Iron Maiden presto spinsero Varg alla ricerca di musica metal più pesante ed estrema; Kreator, Celtic Frost, Bathory, Destruction e Megadeth avrebbero in seguito suonato a giro continuo dal suo stereo per diversi anni. "I miei limiti erano piuttosto ristretti", dice il chitarrista. "Ma la mia più grande ispirazione erano sempre i primi Iron Maiden, poiché erano l'unica band che avessi seguito per un certo tempo e, come tutti sappiamo, gli Iron Maiden sono grandiosi".

Kreator, Destruction e Megadeth contribuirono a nutrire l'amore di Vikernes per il thrash metal, ma furono le tematiche malvagie, la produzione cruda e l'immaginario drammatico delle band Black Metal della prima ondata - Bathory, Celtic Frost e Venom (il cui album del 1982 diede sostanzialmente il nome al genere) - a fornirgli infine l'ispirazione (assieme ai suoi contemporanei della seconda ondata) per spingere il genere a nuovi vertici artistici, e a pericolose illecite profondità.

Ma all'inizio, il chitarrista era più immerso nel thrash metal. Intorno al 1988, Vikernes formò la sua prima band, ispirata al thrash classico, i Kalashnikov, che più tardi sarebbero divenuti gli Uruk-Hai, nome che rivela un'affinità coi giochi di ruolo ambientati nella Terra di Mezzo (MERP) e gli orchi malvagi del romanzo fantasy di J.R.R. Tolkien, "The Lord of the Rings". Dopo un anno con gli Uruk-Hai, Vikernes passa agli Old Funeral, band death metal locale di Bergen che comprendeva anche Abbath e Demonaz, futuri membri degli Immortal. Il chitarrista compare sull'EP "Devoured Carcass" del 1991, ma lo stesso anno li lascia, frustrato dalle costrizioni del loro stile schietto, fatto di elementi tipici del death metal, come il palm mute, il tremolo-picking, le voci gutturali e la doppia cassa inesorabile.

A quell'epoca, le band death metal statunitensi come Morbid Angel, Deicide e Death erano cresciute molto, cessando di essere un fenomeno underground nazionale, e il loro era divenuto lo stile più in voga tra i metallari estremi norvegesi. Mentre molti musicisti accolsero a braccia aperte quest'impennata e videro in essa un potenziale per creare una scena forte, Vikernes non voleva aver nulla a che fare con essa. "L'obiettivo principale era essere contro la moda", racconta, "e mostrare a tutte le band death metal modaiole - e all'epoca ce n'erano molte - che si poteva suonare in modo diverso".

A questo punto, in Vikernes cominciò ad ardere una vìa indipendente, il cui primo passo fu l'adozione di un nuovo nome, Burzum. "Come molti fan di Tolkien dovrebbero sapere, "burzum" è una delle parole che son scritte, in "parlata nera", sull'anello di Sauron", scrive Varg sul suo sito web nel dicembre del 20042. "[...] l'ultima frase è [Ash nazg thrakatulûk agh burzum-ishi krimpatul], che significa "un anello per ghermirli e nel buio incatenarli". Il "buio" dei cristiani, naturalmente, era la mia "luce". Così, tutto considerato, fu naturale per me utilizzare il nome Burzum".

Per accentuare l'aspetto mistico, Vikernes adottò lo pseudonimo Count Grishnackh (ispirato al nome di un orco di Sauron in "Le due torri"), con il quale avrebbe pubblicato la sua musica. "Se la gente avesse saputo che Burzum non era che la band di un adolescente - io pensavo - questo avrebbe in qualche modo spezzato l'incantesimo, per questa ragione sentii il bisogno di rimanere anonimo", scrive Vikernes nel 20043. "Così, sull'album di debutto utilizzai uno pseudonimo, Count Grishnackh, e una mia fotografia in cui non sembravo io, per confonder le persone, e in modo tale che Burzum stesso sembrasse più al-di-fuori-di-questo-mondo".

L'ultimo passo verso l'autonomia artistica venne compiuto quando Vikernes decise di suonare tutti gli strumenti da solo. In questo modo, egli non avrebbe dovuto fare concessioni a nessun altro musicista.

Burzum era nato. Tra il 1992 e il 1993, Vikernes registrò quattro album - "Burzum", "Det Som Engang Var", "Hvis Lyset Tar Oss" e "Filosofem" - da molti considerati gli esempi più autentici del suono del Black Metal norvegese. Il tono freddo della chitarra e il tremolo-picking, i tetri paesaggi disegnati dai synth, la produzione lo-fi e gli sbraiti tormentati contribuirono a gettare le fondamenta di un suono desolato e dell'approccio "one-man-band" che si protrae fino ad esponenti dell'odierno Black Metal statunitense, come Xasthur e Leviathan.

"Con Burzum, l'idea non era solo di fare musica originale e personale, ma anche di creare qualcosa di nuovo - una "tenebra" in un mondo troppo sicuro, noioso e "luminoso", scrive Varg nello stesso articolo del 20044. "Al contrario del 99% dei musicisti, io non facevo musica per diventare famoso, guadagnare soldi ed essere scopato. [...] La mia motivazione era invece un desiderio di sperimentare la magìa e di cercar di creare, attraverso essa, una realtà alternativa [...] Si supponeva che Burzum fosse il vascello, l'arma magica o, se volete, l'anello magico".

Vikernes prese molto sul serio la sua alchimia musicale. La musica che scriveva non era pensata per spettacoli dal vivo, "[...] si supponeva invece che la si ascoltasse la sera, quando i raggi del sole non potevano vaporizzare il potere della magìa, e quando l'ascoltatore/ascoltatrice fosse stato/a solo/a, preferibilmente nel suo letto prima di dormire", spiega sul suo sito nel 20045.

Se la filosofia musicale di Vikernes sembra esoterica, è perché lo è. Come spesso accade quando si descrivono nuovi suoni, le parole non riescono a catturare l'esperienza. Per apprezzare veramente questa musica bisogna ascoltarla. Un buon esempio delle atmosfere struggenti di Burzum si può ascoltare in "Det Som Engang Var", la traccia di apertura dell'album "Hvis Lyset Tar Oss". Il pezzo, la cui durata supera i quattordici minuti, inizia con una progressione di chitarra in chiave minore, lenta, tremante, pesantemente distorta, accompagnata da cupe tastiere. La tetra atmosfera si sviluppa pazientemente per diversi minuti prima di erompere nei martellanti tamburi di guerra di double-kick su cui suona il torvo riff principale. Verso i cinque minuti entra la voce di Vikernes, come di un uomo che venga smembrato sul fondo d'un pozzo, a condurre l'ascoltatore attraverso ciò che resta dell'ipnotica, disturbante traccia.

Intanto che Vikernes perseguiva solitario i suoi nuovi paesaggi musicali, egli si legò sempre di più al cosiddetto "Black Circle" dei musicisti, che includeva membri di Emperor, Immortal, Enslaved e Darkthrone, i quali si riunivano all'"Helvete", il negozio di dischi situato ad Oslo e proprietà di Euronymous.

All'inizio la scena sviluppatasi intorno all'"Helvete" era fertile. Si stringevano legami tra gli artisti e le idee venivano condivise. Burzum firmò per la Deathlike Silence Productions di Euronymous, e quest'ultimo suonò l'assolo della traccia "War" sul suo album d'esordio. Vikernes suonò il basso sull'album dei Mayhem "De Mysteriis Dom Sathanas", poi pubblicato nel 1994, e contribuì ai testi di due album dei Darkthrone, "Transilvanian Hunger" e "Panzerfaust", mentre Samoth, chitarrista degli Emperor, suonò il basso su due delle tracce dell'EP "Aske" di Burzum. Ma alla creatività presto sopravvenne il caos.

La violenza non era estranea al genere. Dead, il cantante dei Mayhem, spesso si provocava delle ferite durante le esibizioni dal vivo, e nel 1991 si suicidò con un colpo di fucile alla testa. L'anno seguente, un'escalation di azioni criminali vide come protagonisti i musicisti della scena dell'"Helvete". Alcune erano esercizi di terrorismo contro l'establishment, altre non erano che sbotti anarchici pieni d'odio.

Il cristianesimo divenne un obiettivo. Alcuni membri della scena lo vedevano come la religione degli invasori che aveva eradicato i vichinghi e l'antico sistema di credenze della Norvegia. I giovani iniziarono a dar fuoco alle chiese storiche in legno a pali portanti nelle campagne. Tra loro vi erano Vikernes e il chitarrista degli Emperor, Samoth. L'omicidio si profilava all'orizzonte. Nell'agosto del 1992, il batterista degli Emperor, Bård "Faust" Eithun, uccise uno straniero nei boschi intorno a Lillehammer, dopo che questo, a quanto si dice, gli aveva fatto delle proposte sessuali.

Il seme tenebroso di Vikernes - piantato con la sua musica e attechito all'interno del "Black Circle" - fiorì tragicamente il 10 agosto 1993. Una crèpa si era aperta nella sua amicizia con Euronymous. Questioni d'affari inasprite o la lotta per il dominio nella scena possono averla provocata. Qualunque fosse la causa, Vikernes fece una visita a sorpresa nell'appartamento di Euronymous, a Oslo, nelle prime ore del mattino. Le circostanze di quell'incontro precedente l'alba non sono chiare, ma lo è ciò che ne seguì: Vikernes uccise Euronymous pugnalandolo diverse volte.

Venne arrestato nove giorni dopo, e nel maggio del 1994 venne processato e condannato per fl'omicidio, e anche per gli incendi alle chiese. Il verdetto fu ventun'anni, il massimo della pena in Norvegia.

Nonostante la sua incarcerzione, Vikernes riuscì a mantenersi musicalmente attivo. Dopo qualche anno di carcere, ottenne un sintetizzatore ed un registratore a cassette, coi quali creò due album ambient, "Dauði Baldrs" e "Hliðskjálf", pubblicati rispettivamente nel 1997 e nel 1999. Sebbene siano essi notevoli considerando le circostanze in cui sono stati creati, non possiedono che l'ombra della forza dei precedenti lavori.

Ora che Vikernes è stato rilasciato ha afferrato nuovamente la sua ascia, e con "Belus" reclama la sua posizione nell'élite della musica estrema norvegese.

Nella seguente intervista a "Guitar World", Vikernes discute di una serie di argomenti - tra cui il suo amore per "Il lago dei cigni" e per la musica house underground, l'equipaggiamento con cui ha creato il tipico suono di Burzum, e la sua crescita di chitarrista in "Belus" - nell'unico modo che conosce: tenacemente indipendente, senza peli sulla lingua e incendiario come sempre.


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Varg Vikernes e Peavey chitarra
Varg Vikernes e Peavey chitarra

Che cosa ti ha spinto a suonare la chitarra, e di che tipo di chitarra si trattava?

Era una Westone bianco-perla [modello giapponese di chitarra risalente agli anni '80], ricordo solo questo. Dopo qualche ricerca su Google ho trovato solo un modello somigliante al mio, la Spectrum LX (X198) Pearl Burst, ma non so se si trattava di quello. Il mio modello era piuttosto a buon prezzo, la acquistai nel 1987 dal fratello maggiore di un mio compagno di scuola e la pagai solo 3500 corone norvegesi (circa 550 dollari dell'epoca). Non mi ha mai creato problemi, anche se non l'ho mai trattata col rispetto che meritava. L'ho usata per tutti i miei album fino a "Filosofem" compreso. La userei ancòra oggi, se non fosse stata rubata nel 2003.

Non sono nemmeno sicuro di ricordare esattamente perché iniziai a suonare. Forse perché mio fratello aveva comprato una chitarra dallo stesso tizio e mi chiese se ne volevo una anch'io. Non era costosa, e io avevo i soldi, dunque perché no? All'inizio non ero molto entusiasta, ma lo divenni col tempo, e dopo un po' suonavo più di quanto avrei dovuto, essendo uno scolaro e tutto quanto.

Quali furono le tue prime ispirazioni quando iniziasti?

Fino a 12 anni ascoltavo solo musica classica, poi scoprii gli Iron Maiden. Dopo un po' di tempo mi accorsi che esistevano anche altre band. Iniziai ad ascoltare i primi Kreator, "Endless Pain" e "Pleasure To Kill", "Morbid Tales" dei Celtic Frost, "Blood Fire Death" dei Bathory, "Infernal Overkill" dei Destruction. Ascoltavo anche i Megadeth. A nessuno dei miei amici piaceva questo tipo di musica, eccetto uno a cui, diversamente da me, piacevano gli AC/DC, e un altro a cui, altrettanto diversamente da me, piacevano i Metallica.

In che misura sei stato influenzato da Quorthon (il fondatore dei Bathory)? Esistono molte similarità tra i vostri stili di musica, anche per quanto riguarda l'approccio one-man-band.

Ascoltavo solamente "Blood Fire Death" (1988) fino a quando scoprii, e mi piacque moltissimo, "Hammerheart" (1990). Più avanti, iniziai ad ascoltare anche i suoi album precedenti, e senz'altro più scadenti. I Bathory mi influenzarono molto nel 1991/1992, ma l'approccio one-man-band di Burzum non è frutto dell'ascendente di Quorthon. Infatti, nel 1991 non sapevo nemmeno che i Bathory fossero una one-man-band. Quell'approccio è una conseguenza del mio essere, beh, egoista. Volevo che tutto fosse fatto a modo mio, o che altrimenti non fosse fatto.

Questa attitudine si sviluppò come conseguenza dell'aver suonato negli Old Funeral? (Varg Vikernes fu chitarrista del gruppo di Bergen nel 1991.)

Negli Old Funeral non ero che il chitarrista nella band di qualcun'altro. Non potevo decidere ogni cosa, e loro avevano iniziato a seguire una moda che a me non piaceva. Dunque li lasciai e ripresi il mio vecchio progetto thrash metal, gli Uruk-Hai. Ma, in quel periodo, gli altri musicisti che facevano parte degli Uruk-Hai - il batterista Freddy Steimler, il cantante Jo e il bassista, non ricordo nemmeno il suo nome - erano impegnati altrove, dunque decisi semplicemente di fare tutto da solo, e poco tempo dopo cambiai il nome in Burzum.

Sei stato influenzato da band o da chitarristi al di fuori del genere metal?

Uno dei miei album preferiti è "Within the Realm of a Dying Sun", di una band darkwave australiana, i Dead Can Dance. Lo ascoltai per la prima volta nel 1992 e da allora lo feci molto spesso. Gli altri album non mi piacciono molto, ma questo è eccellente. Un altro album che mi è piaciuto per lungo tempo è "Die Propheten", di una band tedesca di nome Das Ich: un album fantastico, anche se devo dire che nemmeno nel loro caso mi piacciono molto gli altri album. Generalmente parlando, non sono uno a cui piacciono "le band", piuttosto mi piacciono singoli album o canzoni. Come uno che raccoglie ciliegie e che, per di più, essendo conservatore ai limiti del ridicolo e di mente ristretta oltre ogni ragione, tende a restare fedele agli album che gli piacciono, e raramente, per non dire mai, si dà pena di ascoltare nuova musica.

La mia più grande influenza in ambito musicale, metal compreso, è Pëtr Il'ič Čajkovskij, soprattutto "Il lago dei cigni" e "Lo schiaccianoci", poi altra musica classica. Mi piace anche certa musica house "etichetta bianca" (dischi anonimi o non firmati, spesso stampati con copertina interamente bianca), la musica tradizionale russa, la musica europea medievale e antica. Se avessi a disposizione dei lur (strumenti a fiato a forma di "S") risalenti all'età del bronzo mi piacerebbe utilizzarli sul prossimo album di Burzum.

Parlando di strumentazione, nei primi album di Burzum tu hai creato un suono di chitarra molto particolare e caratteristico, ad esempio in "Burzum" e "Det Som Engang Var". In quale misura quel suono lo-fi fu una scelta calcolata e fino a che punto ebbe invece a che vedere con la qualità dell'equipaggiamento che avevi a disposizione?

Sull'album d'esordio utilizzai di proposito un amplificatore di bassa qualità, in modo da ottenere un suono il più differente possibile da ciò che all'epoca andava di moda. Per una delle chitarre utilizzai un piccolo amplificatore da 10 watt della Marshall. Col senno di poi, fu terribile come esso combinava con l'altra traccia di chitarra, che registrai utilizzando un più appropriato amplificatore da 60 watt della Peavey. Poteva andare, ma non era il suono che volevo veramente. Così, quando registrai "Det Som Engang Var", il mese successivo, utilizzai l'amplificatore della Peavey per entrambe le chitarre. Il suono che si può ascoltare su "Det Som Engang Var" è esattamente quello che cercavo di ottenere all'epoca.

È corretto affermare che il suono alla moda contro cui ti rivoltavi era il tipico palm mute del progressive death metal dei Death, il quale enfatizzava la maestria tecnica e la complessità delle tracce?

Volevo mostrare che non si doveva per forza suonare come Death e Morbid Angel, le maggiori band di metal estremo all'epoca. Se non puoi creare il tuo suono personale e cerchi di somigliare alle band di moda, qual è lo scopo del far musica? Abbiamo veramente bisogno di centinaia di Morbid Angel, là fuori, anche se forse solo un paio sono migliori degli originali? La mia soluzione fu tanto una dichiarazione contro la moda quanto una scelta basata sul mio gusto musicale. Magari non era la soluzione migliore, ma funzionò... almeno in una certa misura.

Poi, nel 1992, tutti quelli che all'interno della scena death metal norvegese seguivano band come Death e Morbid Angel iniziarono a copiare lo stile di Mayhem, Darkthrone e Burzum, così una nuova moda nacque: il cosiddetto Black Metal norvegese. Cambiarono i nomi alle loro band per evitare di essere identificati come ex-death metal band, e l'obiettivo originario del Black Metal andò perduto.

Su dischi come "Filosofem" e "Hvis Lyset Tar Oss" il suono della tua chitarra si fa notevolmente "più freddo", con un maggiore utilizzo del treble. Iniziasti anche a tessere struggenti linee di synth. Che cosa influenzò la tua evoluzione musicale all'epoca?

Dimentichi che le tracce di Burzum non vennero registrate né pubblicate in ordine cronologico, dunque non sono così sicuro che si possa parlare di un'evoluzione musicale tra il 1991 e il 1993. Bensì, per tutti questi album utilizzai lo stesso identico equipaggiamento, sia per quanto riguarda la chitarra che gli amplificatori della Peavey, con l'unica eccezione che ho citato; e, a quanto ricordo, utilizzai anche la stessa batteria. In questo contesto, la sola eccezione fu l'album "Filosofem", per il quale non utilizzai alcun tipo di amplificatore, a parte quello di un normale stereo hi-fi, nel tentativo di creare qualcosa di completamente diverso. Nel marzo del 1993 non cercavo più un suono antideath metal, bensì un suono anti-Black Metal. Poiché, come ho detto, tutti avevano iniziato a far del loro meglio per suonare come Darkthrone e Burzum. E con grande successo. Non fecero lo stesso anche con i Mayhem solo perché loro in quel periodo loro non pubblicarono nulla che valesse la pena ascoltare.

Dove ti rivolgesti in cerca d'ispirazione, allora, quando decidesti di creare il suono anti-Black Metal?

L'evoluzione sonora di Burzum fu influenzata da parecchi fattori. Il desiderio di creare un suono anti-Black Metal è soltanto uno. Anche le mie capacità e quelle del tecnico del suono, per allora, si erano evolute. Ai tempi dell'album d'esordio eravamo entrambi acerbi quando si trattava di produrre questo tipo di musica. Era una cosa nuova. Inoltre, mi ci volle un po' di tempo per scoprire quello che mi piaceva, e per capire come produrre quello che mi piaceva. In effetti, registrai per la prima volta la traccia "Dunkelheit", che sarebbe poi apparsa su "Filosofem", per l'album "Hvis Lyset Tar Oss", ma fu un completo fallimento. La traccia in sé era ok, ma la registrazione era terribile. La volta dopo ebbi successo, grazie al suono differente e al fatto che utilizzai un metronomo. Per qualche strana ragione, infatti, registrai i primi tre album senza usare il metronomo. Figurati.

In questo periodo ti stavi anche isolando sempre di più dalla scena. In che modo questo influì sulla tua musica?

Nel 1992 e nel 1993 passai molto tempo in solitudine, poiché ero stufo della mentalità gregaria della scena metal norvegese. Se uscivo, raramente andavo nei pub frequentati da metallari o in posti del genere. Piuttosto, mi recavo a un club underground di Bergen chiamato "Føniks", dove suonavano musica house e rave a volume veramente alto fino alle sei del mattino. Nessun metallaro sopportava quella musica, dunque mi lasciarono solo. Me ne stavo là fino alla chiusura, in un angolo oscuro, tutto solo ad ascoltare quella musica mesmerizzante. Poi me ne andavo a casa, ispirato a suonare la chitarra. Penso che la musica house underground abbia influenzato molto la mia musica in quel periodo. La rese più monotona, e le tracce si fecero più lunghe, il che la fece suonare diversa da tutto il resto della musica metal.

Un altro aspetto degli album di Burzum è la paziente stratificazione dei suoni. Puoi parlare di come questa struttura delle canzoni crei le atmosfere fredde, nervose e tetre tipiche di Burzum?

La struttura strofa-ritornello-strofa-ritornello-assolo-strofa-ritornello veniva già utilizzata da troppe band, e io volevo fare diversamente. Si supponeva che la musica di Burzum raccontasse una storia, dall'inizio alla fine, e che essa fosse in sincrono col concetto dell'album. "Hvis Lyset Tar Oss" è un buon esempio: la prima traccia ti indebolisce, la seconda e la terza ti logorano, e l'ultima ti rilassa, conducendoti idealmente in uno stato d'animo sonnolento. La mia musica non è mai stata intesa per spettacoli dal vivo, né per nessun altro tipo di spettacolo del resto, ma per ascoltatori solitari che cerchino di rilassarsi e di lasciar vagare i loro pensieri verso un mondo di sogno alla fine del giorno. Non ci sono assoli di chitarra, poiché mutano lo stato sognante e tendono a farti immaginare te stesso sul palco con la chitarra. Per molti anche questo è un sogno. Ma non il sogno di Burzum che io cercavo di creare.

Tutti gli album furono creati con quest'idea in mente, ma i primi due furono concepiti per vinile, duque non funzionano bene su CD. In questo senso, essi sono meno riusciti rispetto agli ultimi miei due album metal. Penso che in questo particolare contesto "Hvis Lyset Tar Oss" sia più riuscito rispetto a "Filosofem", che è però il più riuscito di tutti.

Sei stato di recente rilasciato di prigione. In che modo il carcere ha influenzato la tua musica? La tua solitudine ti ha condotto a nuovi livelli musicali o spirituali?

Non saprei che dire. Non credo che stare in prigione mi abbia influenzato molto in alcun modo. Vivevo in modo solitario anche quand'ero fuori, e la mia permanenza in carcere non è stata molto problematica. Non ero una carogna, uno stupratore o un pedofilo, dunque non avevo problemi con gli altri prigionieri. Non ero un tossico o un alcolizzato, e nemmeno avevo problemi mentali, dunque non vi erano demoni personali contro cui dovessi combattere. Ero anti-cristiano, antiamericano, e avevo ucciso un tizio con un coltello, dunque neppure i musulmani avevano problemi con me. Ero educato e ragionevole, dunque le guardie non avevano problemi. Venivo trattato come merda radioattiva dalle autorità, così la maggior parte degli altri prigionieri aveva una buona opinione di me. Probabilmente, la prigione mi ha reso un po' più estremo in tutti i sensi. Quando mi hanno rinchiuso ho premuto il tasto "pausa", per così dire, e quando mi hanno rilasciato l'ho premuto di nuovo, e continuo la mia vita come se nulla fosse accaduto. È stata una lunga pausa, sicuro, tuttavia...

Come è cambiato il mondo da quando iniziasti a scontare la tua condanna?

Tutti hanno il cellulare e internet. Tutte le automobili sembrano uguali e vengono costruite per durare solo qualche anno. Il centro di Oslo è sempre più simile al centro di Baghdad - lo so perché ci ho vissuto per un anno, nel 1979. La qualità di tutti i beni sembra essere crollata in modo drammatico. Nulla di ciò che ho provato funziona come dovrebbe, forse perché ogni cosa, al giorno d'oggi, sembra essere costruita in Cina. La scena metal è cresciuta in modo incredibile. Molto è cambiato, ma in gran parte è sempre la stessa deprimente storia: un mondo che va in malora e una specie che salta nell'abisso di propria volontà. La maggior parte degli esseri umani precipita mentre parliamo. Confondono questa "meravigliosa" sensazione di caduta col volare e credono che sia la prova che tutto va bene. Ma stanno precipitando, e ancòra non si sono schiantati sul fondo di roccia. Quando accadrà, sarà troppo tardi.

Non hai mai avuto paura di correre rischi, sia musicali che personali. Ti capita mai di guardarti alle spalle e di desiderare che qualcosa andasse diversamente?

Senza dubbio. Ma è inutile rimpiangere qualcosa che hai fatto o non hai fatto. Inoltre, talvolta è necessario fare errori per poter giungere alle migliori conclusioni. La maggior parte delle volte che vorrei aver fatto le cose diversamente, finisco per pensare, dopotutto, di aver fatto la cosa giusta. Non sul momento - quando mi trovo faccia a faccia con le conseguenze dei miei errori - ma dopo poco tempo, quando la maggior parte del dolore se n'è andata, le ferite sono in parte rimarginate e solo le cicatrici che stanno svanendo mi ricordano ciò che è accaduto, per così dire.

Rimpiangi qualcuno dei tuoi primi lavori?

Forse i miei primi dischi non sono molto buoni per gli standard odierni, ma erano i primi passi che avevo bisogno di compiere. Furono anche i passi che alcune altre band dovettero compiere per poter passare oltre e comporre altra musica, magari migliore. Senza i miei "vecchi merdosi album", anch'essi non avrebbero saputo che era possibile far le cose a quel modo. Non vedo i primi album di Burzum come "errori". Anche se sono lontani dall'esser perfetti, non vorrei aver fatto nulla diversamente.

Come si è evoluto il tuo stile nel corso degli anni in cui hai suonato la chitarra e composto musica?

Nei primi anni era importante suonare nel modo più tecnico possibile, per mettersi in mostra, o magari semplicemente per migliorare. Col passare degli anni, smisi di preoccuparmi di queste cose e iniziai a fare musica, per così dire. Il mio modo di suonare la chitarra si è evoluto ed è divenuto sempre più peculiare, io penso, perché non ho suonato la musica di altri. L'idea era che se avessi imparato da altri, allora poi non avrei creato nulla di nuovo da solo, bensì avrei solamente composto musica uguale a quella dei miei maestri. E perché mai sarebbe stato un bene? Se non si fosse trattato di nulla di speciale, allora non avrebbe avuto senso. Ora, non ascolto nuova musica metal dal 1996, dunque non so veramente che tipo di musica si suoni attualmente, ma, almeno, immagino che il mio modo di suonare la chitarra sia ancora peculiare.

Hai affermato che il nuovo album è un concept dedicato a Belus, l'antica divinità europea. In che modo hai svolto le tue ricerche?

Il concept di "Belus" è stato utilizzato poiché ne sapevo qualcosa dopo aver svolto le ricerche per il mio libro, "Trolldom og Religion i Oldtidens Scandinavia" [Sorcery and Religion in Ancient Scandinavia], che ho intenzione di tradurre e pubblicare il più presto possibile.

Descrivi il processo di registrazione di "Belus".

Ci è voluta all'incirca una settimana e tutto è stato registrato ai Byelobog Studios, in Norvegia. Essendo una one-man band mi serve meno tempo per registrare un disco. Dunque averci messo una settimana sembra già molto. Mi sono preso il mio tempo, era molto importante per me ottenere il suono che volevo, specialmente dal momento che non avevo pubblicato nulla per più di undici anni. L'aspetto migliore del far tutto da sé è che non esistono disaccordi, discussioni o tempo sprecato in cose che non hanno senso. Il processo di registrazione è stato abbastanza semplice, dal momento che avevo registrato l'intero album a casa mia un paio di volte su uno dei miei computer con "Tracktion 2" (un software per la produzione musicale). Quando iniziai a registrare in studio, le tracce erano già arrangiate come si deve e sapevo esattamente come volevo che suonassero.

A quale dei tuoi primi lavori paragoneresti il meglio prodotto "Belus"?

Non saprei esattamente. Forse a "Hvis Lyset Tar Oss", ma con una migliore produzione e un miglior suono. Per "Belus" ho utilizzato un equipaggiamento migliore e avevo più esperienza - il 2009 offre una tecnologia di registrazione migliore che il 1992 o il 1993. Inoltre mi sono preso più tempo per registrare quest'album, e questo spero lo si potrà sentire dalla produzione complessiva e dal suono. Ma stanne certo, si tratta sempre di Burzum. L'album suona alla Burzum e non è affatto levigato o superprodotto.

Che strumenti hai utilizzato per la registrazione?

Ho utilizzato il mio equipaggiamento della Peavey: una chitarra PXD 23, amplificatore 6505 da 120 watt e casse sia diritte che inclinate. La PXD 23, l'amplificatore e le casse della Peavey sono ciò che mi ha veramente dato il suono che volevo per questo disco. Era importante, dal momento che "Belus" è stato composto principalmente su chitarra, dunque volevo che la chitarra fosse dominante nella produzione.

Hai scritto sul tuo sito web che anziché abbandonare il Black Metal a causa di ciò che è divenuto - una scena degradata piena di smidollati ubriaconi vestiti da donna - saresti ritornato con un nuovo album. In che modo "Belus" offre una purezza musicale e ideologica che manca all'attuale scena musicale?

Posso dire che "Belus" non offre niente di più che Burzum, e fai attenzione, io non penso affatto che Burzum sia Black Metal. Io non faccio parte di nessuna scena musicale, dunque non m'importa nulla di queste cose, veramente. Della cosiddetta scena Black Metal non me ne potrebbe fregare di meno. Dal mio punto di vista, non ho nulla in comune con le band Black Metal contemporanee. Sarebbe molto innaturale per me paragonarmi a loro o identificarmi con loro o con la loro scena. Se ai fan del Black Metal piacciono i miei album, questa è una bella cosa. Ma riguardo Burzum, ciò non cambia nulla.

Inoltre, non ho veramente idea di come sia l'attuale scena musicale, né di ciò che ad essa manca. Salii su un treno nel 1991, ma saltai giù nel 1992, perché si stava facendo troppo affollato. Il treno ha viaggiato per altri diciotto anni da allora - in una direzione diversa - con tutti i passeggeri che nel frattempo han creduto che io fossi ancora sul treno. Ma non c'ero. Correvo più veloce che potevo nella direzione opposta... e probabilmente ormai sono perduto.

Note a piè di pagina:
  1. Cfr. V. Vikernes, A Burzum Story, X, "The White God"; trad. it. Una storia di Burzum, X, "Il dìo bianco".
  2. Cfr. V. Vikernes, A Burzum Story, I, "The Origin And Meaning"; trad. it. Una storia di Burzum, I, "L'origine e il significato".
  3. Ibidem.
  4. Ibidem.
  5. Ibidem.

Autore: Brad Angle (© 2010 "Guitar World" rivista, USA)
Traduzione di Lupo Barbéro Belli



Guitar World rivista (2010)

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