Le stagioni si susseguono, costantemente. I giorni, i mesi, gli anni passano, lentamente o velocemente, secondo i riti circolari del tempo, dall'equinozio di primavera al solstizio d'inverno. Ma vi è qualcuno che, col suo occhio divinatorio, contempla dall'alto questi fenomeni dal suo trono solare: Belus, l'eroe soprannaturale che presterà il suo nome all'album che incarnerà la resurrezione di Burzum dopo undici anni di forzato silenzio musicale. Esprimendosi al modo d'un racconto profetico, questo settimo capitolo dell'avventura musicale di Varg Vikernes si riallaccia alla trama delle sue prime opere, con le loro sonorità black metal così particolari, le loro atmosfere che rapiscono, destabilizzano e inebriano in un vasto profumo di altrove. Laddove, in segreto, i poteri delle divinità si uniscono alla potenza dell'uomo per far nascere un nuovo essere, quello di ieri, d'oggi e di domani...
Il 24 maggio 2009 è una data simbolica, poiché incarna il tuo rilascio dalla prigione: una libertà giuridica e fisica dopo sedici lunghi anni di prigionia. Quali sono le emozioni, le immagini che hanno attraversato il tuo spirito durante quel giorno così particolare?
Sebbene quella fosse la data ufficiale annunciata, in effetti sono stato rilasciato l'11 maggio 2009 e si deve sapere altresì che non sono ancora libero. Mi trovo in libertà vigilata per il periodo di un anno. Devo confessare di non aver provato nulla di speciale al momento della scarcerazione, poiché il mio spirito non è mai stato in prigione.
Ora che il mese di gennaio 2010 giunge alla fine, puoi svelare il tenore musicale del tanto atteso settimo album di Burzum? Come collocheresti quest'opera all'interno della tua discografia?
Il pubblico può aspettarsi di ascoltare un album interamente metal, senza integrazioni con passaggi "ambient". Gli otto titoli sono suonati in un registro melodico, melancolico e monotono, nello stile delle prime tracce che compaiono sugli album
"Filosofem" e
"Hvis Lyset Tar Oss". A livello di produzione, il suono è di qualità parecchio migliore, e così le parti vocali.
"Belus" verrà rilasciato da Byelobog Productions, l'etichetta di tua proprietà: è lecito intendere questa entità come un proseguimento dell'esperienza di Cymophane Productions?
Perché tutti pensano che
Byelobog Productions sia un'etichetta di mia proprietà? Non lo è affatto. Pubblicare un album di Burzum è un'azione che non resta impunita da parte della comunità musicale, di conseguenza la mia etichetta preferisce proseguire il suo lavoro nell'ombra...
Tra gli otto titoli che compaiono sul successore di "Hliðskjálf", due sono più antichi: un inedito datato 1988/89 e una nuova versione della traccia "Dauði Baldrs", tratta dall'album omonimo. Per quale ragione integrare queste due composizioni nel nuovo repertorio?
Devi sapere che anche
"Dauði Baldrs" in origine fu concepita come una traccia metal, per questo la si ritrova nuovamente su
"Belus". Per quanto riguarda la canzone degli Uruk-Hai, è musicalmente molto differente poiché venne composta nel 1988: le sue sonorità ricordano maggiormente quelle di "Ea, Lord of the Dephts" rispetto al repertorio terminato di recente.
Come suggerisce il titolo, l'album che segna il ritorno di Burzum è dedicato a Belus, l'antica divinità solare europea della luce e dell'innocenza. Quali sono le ragioni che ti hanno portato a scegliere il dìo bianco come concetto?
Si tratta di ciò che conosco meglio. Il mio interesse per il mondo moderno è prossimo allo zero, dunque preferisco studiare e scegliere principalmente antichi miti. Esistono materie che trascendono il tempo, come i dialoghi di Platone, Aristotele, Socrate e gli altri filosofi greci. Sono stati scritti migliaia di anni fa, ma il loro messaggio rimane sempre attuale. Al contrario, poco di ciò che viene scoperto oggi sarà ancora valido tra qualche mese... o magari già domani.
La storia raccontata in questo disco può essere suddivisa in tre parti: la morte di Belus, il suo viaggio attraverso il mondo sotterraneo e il suo ritorno. Puoi spiegare gli avvenimenti e le conseguenze di questo racconto profetico?
La morte, il viaggio mistico nel reame dei morti e il magnifico ritorno dagli inferi è un tema che affascina l'uomo da secoli. Il dìo bianco, Belus, resta bianco, innocente e puro poiché compie quel viaggio ogni anno, e ogni volta egli attraversa il fiume dell'oblio. Egli muore, ringiovanisce e rinasce ancòra e ancòra, indefinitamente, come tutte le altre cose in natura. Il mio principale interesse è il mago della pre-mitologìa e il suo approccio a questo problema, la sua morte individuale, il suo viaggio nel reame dei morti e la sua "rinascita" simbolica. Io pongo il mito e il viaggio del mago fianco a fianco, e mostro l'origine del mito. Nessuno lo ha mai fatto prima. Belus per me significa qualcosa, e forse anche per gli altri, e non è necessario che ciò implichi la medesima portata di senso.
Credi alla teoria dell'eterno ritorno, illustrata ad esempio da Uroboros, simbolo del tempo non lineare, ma ciclico, e che tutto si ripeta all'interno di un ciclo che conduce dalla distruzione alla rinascita?
La comprensione lineare dell'universo è giudeo-cristiana, mentre l'approccio ciclico appartiene al mondo pagano. Ciò significa che gli inizi originali, i miti della creazione e le fini permanenti sono, nella nostra comprensione della mitologìa pagana, delle interpretazioni giudeo-cristiane sbagliate. Se si considera l'universo da un punto di vista ciclico non vi è inizio né fine. Il mondo torna e ritorna ancòra su se stesso, ed è ciò che ha sempre fatto. Qui sta il primo simbolismo del cerchio.
Avendo io una concezione pagana del mondo che ci circonda, percepisco le cose secondo la prospettiva dei cicli: ma sapere se questa teoria possa essere o meno applicata allo spirito umano è un'altra questione. Si tratta di un'idea bella e romantica, ma non ci è dato saperne di più. L'ipnoterapia regressiva, le esperienze di deja-vu, e tutte le altre questioni metafisiche non provano nulla. Detto questo, il mio spirito è aperto alla possibilità di una rinascita.
I testi di "Belus" sono scritti in norvegese, ma hai annunciato che saranno disponibili le traduzioni francese e russa. Puoi spiegarci perché hai scelto proprio queste due lingue? Ti senti particolarmente legato alla Francia e alla Russia?
In effetti non mi sono limitato al francese e al russo: una traduzione tedesca verrà presto aggiunta, ed è possibile altresì che una versione italiana e una olandese completino il quadro. La Francia è per il mondo moderno (post-romano) ciò che la Grecia è per il mondo antico (pre-romano): la culla della civiltà e della cultura. La Germania e tutto quanto si trovi a nord e a oriente costituiscono una terra selvaggia. Fino al XIX secolo, la Bretagna era popolata da pirati che vivevano razziando i beni degli altri paesi europei, soprattutto la Spagna, il Portogallo, la Francia e i Paesi Bassi. La Spagna è stata invasa dai Mori, l'Italia immersa in un disordine machiavellico, mentre i Balcani si trovavano allo stato selvaggio oppure occupati dagli Ottomani. Penso che tutti gli europei più o meno civilizzati dovrebbero avere un rapporto positivo con la Francia.
Per quanto riguarda la Russia, devo dire che apprezzo in particolare la musica proveniente da questo paese, e anche il loro idioma. Mi sono sempre considerato un russofilo.
Come percepisci il fatto che un uomo con delle convinzioni, pronto a morire per i suoi ideali, venga di solito visto nella società attuale come un bandito, un fuorilegge, mentre lo stesso uomo in tempi antichi sarebbe stato considerato leale, coraggioso e forte?
Si tratta di una conseguenza naturale del giudeo-cristianesimo e delle altre forme di internazionalismo. Nel momento in cui si abbandonano gli ideali pagani ed europei, allo stesso modo si abbandona la vita.
In quanto cittadino del XXI secolo, hai potuto constatare la regressione spirituale - perpetrata tra le altre con le armi del materialismo, del capitalismo e dell'egualitarismo - che il mondo moderno ha conosciuto nel corso degli ultimi decenni... Quali sarebbero, a tuo parere, le soluzioni per cambiare una situazione che peggiora ogni giorno di più?
È come un maremoto. La sola cosa sensata che si possa fare è fuggire alle onde e attendere che il diluvio sommerga il nostro pianeta distruggendo l'attuale ordine mondiale. Allora solamente i saggi potranno ritornare, discendendo dalle montagne, per costruire un nuovo mondo. Se il 99% della nostra specie andrà perduto nel processo, non potrà che essere una buona cosa. L'1% che resterà sarà senz'altro migliore.
Parliamo ora della tua attività di scrittore. Un'attività che ebbe inizio con la redazione di "Vargsmål" nel 1994. Da allora hai scritto altri sette libri. Nel corso degli anni hai notato dei cambiamenti nel tuo stile di scrittura? Se dovessi paragonare la forma d'espressione letteraria a quella musicale, come la esprimeresti?
Sì, vi è stato un cambiamento: ormai non mi preoccupo più di avvertire le persone di questa o di quella minaccia. L'ultimo dei miei libri,
"Trolldom Og Religion I Oldtidens Skandinavia" ("Sorcery and Religion in Ancient Scandinavia") parla unicamente di magìa e di religione. Nessun altro tema viene trattato. Si tratta di un'opera che descrive la religione dei nostri progenitori, e in maniera molto precisa se posso dirlo. Ho utilizzato la mitologìa scandinava come esempio, poiché è quella che conosco meglio, ma quanto detto vale per tutti i popoli europei. Vorrei aggiungere che gli scopi del libro sono al 100% apolitici e ho intenzione, in futuro, di continuare così.
Se dovessi paragonare la letteratura alla musica direi semplicemente che la prima può essere descritta come un'attività intellettuale, mentre la seconda rivela maggiormente il travaglio delle emozioni.
Sai dirci quando la versione inglese di "Trolldom Og Religion I Oldtidens Skandinavia" sarà disponibile al pubblico?
Non so ancòra dire quando la traduzione sarà pronta. Attualmente devo dedicare quasi tutto il mio tempo alla promozione di
"Belus". Una volta che questo compito sarà svolto potrò riprendere la traduzione dove l'ho lasciata (più o meno a metà) e completare il lavoro.
Autore: Laurent Michelland (© 2010 "Metallian" rivista, Francia)
Traduzione di Lupo Barbéro Belli