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Paganesimo: Parte IX - L'antica democrazia1

L'antica società scandinava era composta da casate (vale a dire da progenie, da famiglie), da tribù e da nazioni. La nazione si definiva come una "tribù più grande" ed era composta dall'unione di tribù minori. La più grande tribù in Norvegia, per esempio, era composta dalle tribù a noi conosciute (dai loro nomi latinizzati) come Halogi (Adogit), Rani, Haroþi (Arothi), Rugi, Augandzi/Egdi, Raumi, Granni e Ragni2. Le tribù minori erano tutte composte dall'unione di casate. Il fondamento dell'antica società era il comune lignaggio, per questo l'individuo era leale prima di tutto e soprattutto nei confronti della sua casata, poi nei confronti della sua tribù, e infine nei confronti della sua grande tribù. Più forte era il legame di sangue, più forte era la lealtà dell'individuo.

Gli uomini venivano considerati per sempre legati alla loro casata (e di conseguenza alla tribù e alla grande tribù), ma le donne potevano divenire parte di un'altra casata, attraverso il matrimonio con un uomo appartenente ad essa. Per questa ragione, nel momento in cui divenne normale utilizzare cognomi (nella tarda antichità), le donne quando si sposavano acquisivano sempre il cognome dei loro mariti, poiché la moglie si univa alla casata del marito, e non il contrario. Mai un uomo avrebbe potuto divenire parte di un'altra casata, nemmeno nel caso in cui egli fosse stato in un rapporto di schiavitù, poiché gli schiavi non erano considerati parte della casata. Gli schiavi erano una semplice proprietà, allo stesso modo del bestiame3. Se uno schiavo fosse fuggito sarebbe divenuto un fuorilegge senza alcun diritto. Le donne schiave potevano sposare gli uomini della casata, come le altre donne, ma in quel caso venivano considerate come le loro "friller" (amanti, concubine), una sorta di mogli di second'ordine. I figli nati da tali relazioni, d'altro canto, erano (o potevano essere) considerati figli legittimi della casata.

Nell'antica Scandinavia gli schiavi costituivano il 10% dell'intera popolazione, il resto rientrava in due categorie: o erano nobili, oppure erano uomini liberi. Il nobile si definiva come "un uomo libero che possieda una proprietà allodiale (όðal)", e questo era sostanzialmente tutto ciò che li rendeva differenti dagli altri uomini liberi. Anche il termine scandinavo4 per "nobile", adelig, deriva da όðal. Tale termine scandinavo, adelig (il nobile), è sostanzialmente lo stesso che "όðal-ish" oppure "όðal-y", e adelskap (nobiltà) è sostanzialmente lo stesso che "όðal-ity".

Oggi in Norvegia si deve solamente gestire una fattoria per vent'anni, prima di poterla dichiarare "proprietà allodiale"5 (όðal), ma nel passato pagano la casata (progenie/famiglia) doveva far questo per parecchie generazioni prima di poter dichiarare lo stesso. Un membro sposato della famiglia doveva nascere, sposarsi, vivere, e quando fosse morto esser sepolto all'interno della proprietà (a nord della casa), e poi doveva rinascere (come nuovo membro della casata) prima che la proprietà divenisse proprietà allodiale (όðal). La ragione di questo era che per divenire nobile l'uomo libero doveva essere elevato al divino, apprendere l'ásamál ("la lingua degli dèi") e sostanzialmente divenire un dìo oppure una dèa. Il tumulo tombale della casata, situato a nord della fattoria6, era un portale verso il reame degli dèi, e finché questo portale non fosse stato "sbloccato" e "aperto" non vi sarebbe stato alcun legame mistico tra i cieli e la terra su cui la proprietà sorgeva. Se tale legame non si realizzava gli dèi e le dèe non potevano prender parte alla vita dei viventi, e se ciò non accadeva i viventi non potevano essere elevati alla divinità.

Nelle lingue scandinave il marito viene tra l'altro chiamato ektermann ("vero uomo") e in passato anche la moglie veniva chiamata ektekone ("vera donna"). Questo accadeva perché i nobili non sposati non venivano visti come esseri umani completi ("veri"). Anche l'uomo nobile non era completo, fino a che non si fosse egli unito in matrimonio a una donna nobile, e viceversa. Il matrimonio rappresentava l'iniziazione rituale che elevava l'uomo al divino, trasformando la moglie in Freyja e il marito in Freyr (si può osservare meglio questo mistero nella fiaba di Cenerentola). Di conseguenza, in Scandinavia ancòra oggi usiamo il nome fruer (al singolare frue), e in Germania il nome frauen (al singolare frau), per designare le belle mogli ricche delle classi più elevate. Oggi sia frue che frau significano semplicemente "moglie", ma sono titoli, questi, che derivano dal nome di Freyja (FraujaR in proto-norreno, Fraujaz in proto-germanico). Si trattava di un appellativo utilizzato per le donne che erano state elevate alla divinità! Queste donne erano divenute Freyja sulla Terra.

Dunque, il rituale del matrimonio pagano era un rituale d'iniziazione che li elevava e li rendeva divini, ma questo era possibile ovviamente solo nel caso in cui la casata (progenie/famiglia) a cui essi si univano fosse stata nobile (vale a dire che essa fosse vissuta su una proprietà munita d'un portale "sbloccato" e "aperto" verso gli dèi). Gli uomini e le donne sulla Terra avevano bisogno di un accesso ad Ásgarðr (alias Troia) per potersi elevare e divenir divini.

Quando siamo a conoscenza di questo, diviene chiara per noi la ragione per cui i nobili esseri umani scandinavi venivano chiamati díar ("dèi") se maschi, e dísir ("dèe") se femmine; e diviene chiaro anche come il dìo potesse condurre la sua dèa nei campi, Freyja sulla Terra, affinché ella benedisse il raccolto, come vien descritto nei resoconti storici.

Tenendo presente tutto questo, dovrebbe essere semplice comprendere perché solamente agli uomini sposati appartenenti a nobili casate fossero consentiti il diritto di veto, quello di votare e quello di parlare al þing ("parlamento", "riunione") degli anziani. Solamente i nobiluomini venivano influenzati dalle forze divine, e solamente i nobiluomini sposati venivano elevati alla divinità. Solamente loro erano dèi7, così naturalmente soltanto a loro era consentito d'influenzare il destino della nazione. Soltanto loro erano veramente uomini buoni.


***

Ora, i greci chiamavano questo sistema "democrazia", vale a dire "sovranità del popolo", e noi possiamo sempre argomentare che non tutti nell'antica Scandinavia avevano il diritto di votare, di conseguenza non si trattava di una vera democrazia. In ogni caso, anche nelle cosiddette democrazie moderne non tutti hanno il diritto di votare, ma esse vengono ugualmente chiamate "democrazie". Oggi è necessario aver compiuto 18 anni, tutti coloro che son più giovani di quell'età vengono tagliati fuori. A chi ha meno di 18 anni non è permesso votare, perché crediamo che siano troppo giovani, senza esperienza, troppo irresponsabili, troppo facilmente manipolabili, e fondamentalmente troppo stupidi e ignoranti per sapere ciò che è meglio per le nostre nazioni. Semplicemente, non sono adatti a votare. Nel passato pagano, si credeva che coloro che non fossero stati elevati alla divinità non fossero adatti a votare. A parte questo, il sistema è identico: in entrambi i sistemi solamente a una parte delle persone era permesso votare.

Ciò che rende la democrazia moderna così spregevole è prima di tutto e soprattutto il fatto che oggi chiunque possa votare, senza riguardo per la sua lealtà, per la sua origine, per la sua legittimità, per la sua capacità intellettuale, per la sua salute e per il suo contegno generale, purché abbia egli almeno 18 anni. Non esistono test qualitativi. Anche dei moralmente falliti trafficanti di droga, stupratori seriali, pedofili incurabili, sadici abietti, omosessuali disgustosi, agenti di borsa, e tutti gli altri degenerati e criminali nella nostra società possono votare! Dei completi sempliciotti, che a stento sanno che cosa sia cultura, possono votare! Anche gli stranieri, a cui nemmeno interessa la loro stessa nazione, tanto da non restarci, possono votare! Tutto ciò di cui hanno bisogno questi individui per poter influenzare il destino delle nostre nazioni è di avere almeno 18 anni.

L'antica democrazia è molto diversa, poiché in questo sistema solamente coloro i quali abbiano una stretta e intima relazione con la terra in cui vivono possono votare. Solamente coloro che abbiano qualcosa da perdere se le cose vanno male possono votare. Solamente coloro che siano legati alla nazione tramite il sangue possono votare. Solamente i nobili, i buoni e gli illuminati figli delle nostre nazioni potevano votare, nelle antiche democrazie.

Ora, sento già alcune donne lamentarsi del fatto che solo gli uomini nobili potevano votare, ma vorrei ricordarVi che marito e moglie venivano visti come una cosa sola. Essi formavano un'unità. Si pensava che la moglie avrebbe influenzato il marito, che gli avrebbe dato consiglio e lo avrebbe aiutato a compiere le giuste scelte, così come Frigg e Saga fanno ripetutamente con Óðinn nei miti. Ricordate che se un uomo non era sposato non gli era permesso in primo luogo di votare. Gli uomini nobili celibi non venivano visti come troppo irresponsabili e immaturi per il voto, ma nemmeno essi avevano una saggia Freyja al loro fianco che desse loro consiglio, così votare non era loro consentito. Il marito rappresentava la propria famiglia, e votava a nome suo e della propria moglie. Essi erano un unico voto, e lui li rappresentava al þing. Una famiglia, un voto. Niente moglie, niente voto.

A differenza che nella società pagana, non vi era democrazia nelle casate (progenie/famiglie) pagane, poiché noi tutti sappiamo che non è possibile in una famiglia dare ai bambini diritto di veto, di voto e di parlare di ciò che la famiglia dovrebbe fare. Quando saranno più maturi e più saggi potranno dar consiglio, ma il capo della famiglia dev'essere il responsabile.

La democrazia funziona solamente se soltanto i nobiluomini sposati hanno diritto di veto e di voto, come nell'antica democrazia. Se anche ad altri è permesso parlare non si avrà che una spregevole oclocrazia ("sovranità della plebaglia"), come nelle cosiddette democrazie odierne.

Notas:
  1. Le note a pié di pagina in quest'articolo sono tutte dell'Autore, salvo ove diversamente indicato [n.d.T.].
  2. Si tratta di tribù che vivevano lungo la costa dell'estrema Thule, l'antica Norvegia, da nord verso sud rispettivamente nelle regioni dell'Hålogaland (la quale comprende la regione del Trøndelag), di Møre/Haflon (Avalon!), d'Hordaland, di Rogaland, d'Agder, di Romerike, di Grenafylke e di Ragnariki (oggi Bohuslän, in territorio svedese).
  3. In realtà, secondo l'antico sistema legale, una vacca valeva anche più di uno schiavo. Se si uccideva la vacca di qualcun'altro si doveva pagare una multa più salata che avendo ucciso un suo schiavo.
  4. Vi è una leggera differenza tra il termine danese, quello norvegese e quello svedese, ma qui le tratto come un'unica lingua per amor di semplicità.
  5. A quanto ne so la Norvegia è oggi l'unico paese che ancòra pratichi la legge allodiale (όðal), ma tale legge era comune in tutta Europa, o almeno nelle aree di lingua germanica.
  6. Questo è il motivo per cui in Scandinavia, quando le cose vanno male, diciamo che vanno nord og ned ("a nord e in basso"). A nord e in basso significa nella tomba (e verso Hel).
  7. Credo di dover qui chiarire che il termine "dìo" ["god" in inglese, n.d.T.] significa "buono" ["good" in inglese, n.d.T.] e da questo termine semplicemente deriva. "god" e "good" ["dìo" e "buono", n.d.T.] sostanzialmente sono la stessa parola.

Varg Vikernes
(gennaio 2005 e febbraio 2006)
Traduzione di Lupo Barbéro Belli



"Si eleggono più persone tra il tramonto e l'alba che tra l'alba e il tramonto."
(Un uomo di stato statunitense)


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