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Il "Conte" non rimpiange nulla
"Dagbladet" giornale (04.07.2009)
Rune Midtskogen

"Presi dal puro disprezzo, noi dicevamo sempre più o meno il contrario di quel che dicevan gli altri, non importava quel che essi dicevano, ma solo per prenderne le distanze. Fu così che finimmo per definirci satanisti, sebbene non lo fossimo assolutamente. Non esisteva un solo satanista all'interno dell'intera scena black metal norvegese negli anni 1991/1992. Ci definivamo satanisti poiché, in generale, i musicisti death metal erano spesso molto impegnati socialmente e altamente negativi nei confronti del satanismo.

In tribunale, io sottolineai di non essere, di non essere mai stato e che non sarei mai stato un satanista, ma questo naturalmente fu un dettaglio che i giornalisti non vollero rendere pubblico ai norvegesi. Loro volevano che io fossi un satanista, dunque mi presentarono come un satanista. L'ambiente era satanico semplicemente a causa dell'interesse per il satanismo da parte dei media."


[Dal libro inedito di Varg Vikernes.]


Telemark, giugno 2009

Guidiamo attraverso la densa foresta, con valli e montagne scoscese su entrambi i lati. Il sole splende da un cielo chiaro, fa caldo e c'è umido. Mentre passiamo un distributore di benzina il cellulare squilla. È Varg Vikernes, conosciuto anche come il "Conte". Vuole sapere se stiamo arrivando.

20 minuti più tardi spegniamo la macchina ad una fermata del bus. Di fronte a noi c'è un alto, gentile e affabile nativo di Bergen che indossa pantaloni da jogging, felpa e scarpe da ginnastica. Facciamo rotta verso la sua nuova casa.

La piccola fattoria, che venne acquistata da un membro della sua famiglia alcuni anni fa, è situata in un luogo idìllico, con la natura come vicina più prossima. Per Varg e per la sua consorte francese, che è in attesa del prossimo figlio della coppia, e per il loro bimbo di un (?) anno, la fattoria ha spazio in abbondanza per giocare e per coltivare.

Abbiamo acquistato questa proprietà completamente a caso. Volevamo un posto tranquillo e pacifico, con un bel panorama, fuori dalla città. Quassù è molto bello. Qui possiamo essere autosufficienti. Ma è necessario molto lavoro per mantenere tutti i fabbricati, il prato e il giardino. Mi piacciono i lavori di ristrutturazione, e anche il lavoro fisico mi è sempre piaciuto. Trovare il tempo per lavorare non è un problema - dice Vikernes.

Sono passate solamente poche settimane da quando quest'uomo, che negli anni '90 fu uno dei più famigerati personaggi in Norvegia, è stato rilasciato - dopo aver passato quasi metà dei suoi trentasei anni dietro le sbarre.

Aveva solamente 21 anni quando, il 16 maggio 1994, gli venne inflitta la pena più severa ammessa in Norvegia - 21 anni di prigione per l'omicidio volontario del suo collega musicista Øystein Aarseth (25 anni), tre roghi di chiese, incendio doloso e svariati furti con scasso.

Il processo, la pubblicità e i giornalisti fecero andare le cose in modo che il giovane uomo di Bergen accedesse a uno status quasi mitico, sia in Norvegia che all'estero.

La rivista "Dagbladet" ha avuto accesso al libro inedito di Varg Vikernes. Il libro, che Varg Vikernes ha scritto durante la sua permanenza in prigione lunga quasi 16 anni, rappresenta la sua versione di ciò che accadde negli anni a partire dalla formazione della comunità black metal in Norvegia nel 1991, fino alla sua condanna per l'omicidio e gli incendi alle chiese, tre anni più tardi.

Qui sotto, Varg Vikernes descrive ciò che accadde quando, nel 1993, egli venne rilasciato dopo sei mesi passati sotto custodia - essendo sospettato di un certo numero di incendi a chiese, per i quali sarebbe stato più tardi condannato:
"Fui molto sorpreso quando uscii di prigione e vidi l'immagine che i media avevano dipinto della situazione. Pagina dopo pagina si parlava del "Conte", un nomignolo che i giornalisti avevano ottenuto da Øystein, il quale mi chiamava a quel modo poiché avevo utilizzato come pseudonimo "Count Grishnackh" sul mio album d'esordio. Ho letto di tutto, da interviste con pazienti psichiatrici a interviste con autoproclamati esperti di satanismo, sebbene io abbia utilizzato il termine "satanismo" solo come provocazione ovvero col significato di "contro il cristianesimo", poiché "Satana", dopotutto, era una parola il cui significato poteva esser tradotto con "avversario". Il satanismo di cui ho letto nei media non riguardava il comprendere me e non aveva nulla a che vedere con me, né con nessun altro appartenente alla comunità del resto."


Io non sono il "Conte" che i media hanno rappresentato. È semplicemente triste. Coloro che mi conoscono da lungo tempo non riconoscono, in ciò che è stato scritto su di me, il vero me. Ma una parte della colpa è mia, se io e gli altri appartenenti al "Circolo Black Metal" siamo stati descritti in questo modo. È questa la ragione per cui ho scritto il libro, che spero di poter pubblicare. Allora avrò finalmente chiuso con questa questione, e mi sarò lasciato alle spalle ciò che accadde. Inizierò una nuova fase della mia vita - dice l'uomo trentaseienne.

Sediamo sotto il grande albero della fattoria. Sul tavolo c'è un bricco di caffè e due grossi vassoi di meringhe fatte in casa.

Adoro questo albero e questo luogo. Amo sedermi qui e rilassarmi. È un luogo tranquillo che trasmette pace.

È la moglie a prendersi cura della piccola famiglia.

Non ho mai chiesto aiuto. Nemmeno ne ho avuto mai bisogno, del resto - dice Vikernes.

Quel luminoso giorno d'estate in cui Varg è uscito di prigione, aveva già alle spalle quattro richieste rifiutate di scarcerazione condizionale. Le ragioni dei rifiuti erano state che egli non era ancora pronto per la società. Ora ha il dovere - secondo la condizionale - di presentarsi alle autorità ogni due settimane per i primi tre mesi, e poi una volta al mese per i successivi nove mesi. Se commette un crimine, finisce dritto in prigione un'altra volta.

È chiaro, è stato bello uscire di prigione e tornare a casa dalla famiglia. È meraviglioso poter essere insieme ogni giorno.

Passa la mano attraverso la sua chiara chioma.

Ho premuto il pulsante "pausa" quand'ero in prigione, e l'ho ripremuto quando sono uscito. Le persone si adattano. Ho scritto, fatto esercizio, mangiato sano, e risposto molto bene alla vita della prigione.

Ma non ho nulla di buono da dire sul sistema penitenziario norvegese. Non ci sono leggi, nelle prigioni norvegesi.

Solo, mi irrita Knut Storberget1, il quale afferma che prendono seriamente il problema della droga. Sono sciocchezze. Sebbene io non abbia mai toccato alcol né droghe.


Chi è veramente l'uomo che chiamiamo "Conte"?

È nato e cresciuto a Bergen. Da bambino era molto attivo, curioso e allegro. Inoltre, era molto creativo, amava leggere, andava bene a scuola, e aveva il dono di assorbirsi completamente nelle cose più differenti. Era membro del poligono di tiro, praticava l'atletica leggera e le arti marziali, e fin da piccolo è stato amante della musica. In particolare, musica classica e canzoni folk, ma non ascoltava mai pop.

A quattordici anni ottenne una chitarra. Sarebbe stato l'inizio della sua carriera musicale.
"È piuttosto ironico pensare che non ho mai desiderato alcun tipo di fama o notorietà. Al contrario, quando iniziai con la mia one-man-band, volevo rimanere anonimo. Sul disco utilizzai uno pseudonimo, una foto in cui nessuno potesse riconoscermi, e nemmeno volevo suonare dal vivo né venire pubblicamente collegato alla musica."


Vikernes era attivo in parecchie band, e a soli 17 anni era membro degli Old Funeral - una band death metal con base poco fuori Bergen. L'anno seguente, egli diede inizio a una one-man-band chiamata Burzum, oggi ritenuta pioniera del black metal e tuttora una delle più famose band nel genere.

Il numero di dischi venduti è sconosciuto, ma si parla di centinaia di migliaia, secondo le stime degli esperti.

Burzum ha rappresentato una ventata d'aria fresca sugli anni '80, che erano stati caratterizzati da intensità e aggressività. Burzum introdusse un'intensità di atmosfera che era una pagina mancante nella storia della musica - dice il membro fondatore e batterista di una delle band black metal norvegesi di maggior successo, Gylve "Fenris" Nagell dei Darkthrone.

Vikernes ha appena terminato la stesura di nove nuove canzoni per il prossimo album di Burzum, che spera di pubblicare il prossimo anno. Dice che parecchie etichette si sono interessate alla pubblicazione del suo primo album dopo undici anni.

Voglio tempo in abbondanza, così da rendere il disco come piace a me. Ci sarà del metal, e i fan possono aspettarsi il vero Burzum - dice.

Il 6 giugno del 1992, la Norvegia si sveglia con la notizia che una delle maggiori attrazioni turistiche di Bergen, la chiesa in legno di Fantoft, è stata completamente distrutta da un incendio. Nel giro di sei mesi, altre tre chiese in legno norvegesi vengono rase al suolo dalle fiamme. La polizia impiegò molte energie nelle indagini sulla causa degli incendi, ma ci vollero otto mesi prima che un'azione legale contro Varg Vikernes venisse intrapresa.
"Quando la chiesa di Fantoft bruciò, nel giugno 1992, Øystein si mise in testa che c'ero io dietro, poiché alcune settimane prima avevamo avuto una conversazione riguardante i roghi alle chiese, dopo che una chiesa aveva preso fuoco a causa di un fulmine. Egli era molto impaziente di utilizzare tutto questo per promuovere il black metal norvegese, e allontanare "i ragazzini alla moda di merda in pantaloni da jogging" e altre personalità deboli. Øystein diffuse la voce che io avevo dato fuoco alla chiesa di Fantoft, e alla fine era divenuta cosa nota nell'underground. Tutti "sapevano" che io avevo dato fuoco alla chiesa di Fantoft, così credevano, poiché egli aveva diffuso questa chiacchiera. Non si sono nemmeno dati pena di chiedermelo, quando ci siamo incontrati, così io non mi sono dato pena di sfatare le voci. Non la presi in modo particolarmente serio, né pensai che ne sarebbe venuto fuori qualcosa. È sconcertante che nessuno, in nessuna delle band che venivano considerate "true", sia mai stato indicato o perseguito come responsabile dei roghi; nessuno tranne me, naturalmente. Perché mai avremmo dovuto dar fuoco a chiese o far chissà che altro di estremo, dal momento che già venivamo considerati "true"? Vi erano altri, solitamente gente più giovane, dietro quegli incendi, e hanno dato fuoco a quelle chiese prima di tutto e soprattutto per venire accettati e rispettati da Øystein, da me e da altri."


Tu sai chi diede fuoco a quelle chiese?

Lo sapevo, ma non avevo interesse nel dare l'informazione. Hanno fatto un lavoro straordinario nel farsi arrestare senza il mio aiuto. Io alla polizia non ne parlai del tutto, poiché non mi fidavo di loro. E la polizia non aveva interesse nel rivelare la verità, solo nell'arrestarmi.

Vikernes fu accusato di cinque incendi, la corte di Eidsivating lo giudicò colpevole di tre: alla cappella Holmenkollen di Oslo, alla chiesa di Skjold a Vindafjord e alla chiesa di Åsane a Bergen. In aggiunta, egli è stato condannato per il rogo al campanile di Storetveit a Bergen. Vikernes è stato condannato sulla base di testimonianze oculari di persone appartenenti al "Circolo Black Metal". Anche parecchi di questi ultimi sono stati condannati come complici degli incendi.

Vikernes descrive come segue questo periodo nel suo libro:
"Quando, nel gennaio del 1993, si presentò l'opportunità di rilasciare un'intervista a uno dei maggiori quotidiani norvegesi, la cogliemmo. Øystein ed io eravamo d'accordo che io avrei concesso un'intervista in cui avrei terrorizzato le persone e promosso il black metal. Pensavamo che tutto ciò avrebbe pubblicizzato "Helvete" ("Inferno", il negozio di dischi di Øystein Aarseth a Oslo, specializzato in black metal, n.d.R.), affinché avesse più clienti. Mettendoci molta teatralità e recitazione, incontrai sto giornalista cristiano, e, come concordato con Øystein, gli dissi che c'erano i satanisti dietro gli incendi alle chiese, e della fittizia organizzazione alle loro spalle.

Spiegai alla polizia che non avevo dato fuoco ad una singola chiesa, e quando mi chiesero se sapevo chi era stato gli dissi che sì, magari lo sapevo, ma che dirglielo non faceva parte dei miei piani. Essendo un diciannovenne ingenuo e naïf, ero al contempo frustrato, eccitato e spaventato dall'incontro con la polizia. Dietro le loro domande essi mentivano, fabbricarono testimonianze che mi facevano essere in luoghi in cui non ero mai stato, riuscirono addirittura a dire che avevano un video di me fuori da una delle chiese in fiamme. La polizia, inoltre, utilizzò deliberatamente i media nel tentativo di condannarmi in anticipo."


Fu perché la stampa mi consegnò alla polizia che la polizia si mise sulla mia pista - dice Vikernes.

Rimpiangi le Tue decisioni?

No!

Che persona sei, oggi?

Continuo a non essere la persona di cui la gente crede di sapere qualcosa.

Il costo totale per la ricostruzione delle chiese è stato stimato essere intorno ai 45 milioni (di corone norvegesi, n.d.T). La cifra che l'assicurazione chiese a Vikernes ammontava a 19 milioni, ma lui dice di non averli mai pagati. Egli deve 23 milioni alla città di Oslo per l'incendio alla cappella di Holmenkollen. Negli ultimi anni, ha affermato più volte di aver ricevuto una lettera che gli intimava il pagamento di parecchi milioni a breve scadenza.

Non ho entrate, e non sarò mai in grado di ripagare quanto devo. L'unica soluzione è la bancarotta. Allora potrò magari guadagnarmi i miei soldi in cinque anni.

Quali sono i Tuoi attuali pensieri riguardo gli incendi alle chiese?

Nulla di speciale. Non perdo tempo con pensieri del genere da molti, molti anni.

Durante le perquisizioni nell'appartamento di Vikernes a Bergen, nel 1993, la polizia trovò 150 chilogrammi di esplosivi e circa 3000 proiettili di vario calibro. I media insinuarono che egli volesse far saltare in aria la cattedrale di Trondheim.

Non ha senso. Possedevo quell'equipaggiamento per poter difendere la Norvegia in qualunque momento, nel caso in cui fosse stata attaccata. Durante la Guerra Fredda, gli USA e l'URSS avrebbero potuto decidere di attaccarci. Noi norvegesi non abbiamo ragione di fidarci né del governo, né della famiglia reale, né dell'esercito, visto quanto è accaduto l'ultima volta che siamo stati attaccati. Siamo abbandonati a noi stessi - dice Vikernes.

Vikernes strizza gli occhi di fronte al sole splendente e dà un morso a una meringa. Fa caldo, e sulla fattoria regna la pace; in lontananza, si sente il rumore di un'auto. Vicino a Vikernes c'è suo figlio, gioca con le macchinine. Accanto a lui siede la sua consorte francese, appesantita dalla gravidanza, che egli incontrò mentre ancora si trovava in carcere. Lo scorso anno si sono sposati a Skien, con una piccola cerimonia privata. Mancano solo poche settimane prima che il nuovo bimbo nasca.

I bambini sono molto divertenti. Lo aspettiamo con ansia - dice il già due volte padre, accarezzando amorevolmente la testa del più giovane.

Racconterai ai Tuoi figli del Tuo passato?

Naturalmente. Mia figlia (17 anni) studia musica a Bergen, e laggiù tutti sanno, non è mai stato un problema - dice Vikernes.

È andato tutto bene con me, mentre Varg era in prigione, ma chiaramente è stata dura. Comportava molte responsabilità vivere sola in una piccola fattoria con un bambino piccolo. Ora siamo felici - dice la moglie di Vikernes in un norvegese squillante.

Nella tarda estate del 1993, i rapporti tra Øystein Aarseth e Varg Vikernes si erano fatti tesi2. Secondo Vikernes, Aarseth era caduto dalla sua posizione di leader, e dava la colpa di questo a Vikernes, il quale riceveva più attenzioni.

L'8 agosto di quell'anno, secondo Varg Vikernes, accade quanto segue: mentre egli si trova nel suo appartamento di Bergen riceve una telefonata da un amico di Aarseth e suo, in cui viene a sapere che Aarseth progetta di ucciderlo. Tutto ciò nonostante il fatto che Vikernes e Aarseth abbiano appena firmato un contratto per l'etichetta discografica underground di Aarseth, la "Deathlike Silence Production".
"Voleva farla finita con me, doveva sbarazzarsi della mia persona. Mi avrebbe stordito con una pistola ad alta tensione, poi mi avrebbe legato, gettato nel portabagagli di un auto, portato nella foresta, e lì mi avrebbe legato ad un albero e torturato a morte."


Vikernes scrive nel suo libro di aver ricevuto una lettera da Aarseth, il giorno dopo quella telefonata, una lettera di cui successivamente la polizia sarebbe entrata in possesso. In essa, Vikernes viene sollecitato a recarsi a Oslo per firmare dei contratti. La sera stessa, Vikernes decide di mettersi in viaggio verso Oslo - a quanto egli stesso dice, con l'intenzione di firmare i contratti. In compagnia di un amico prende la via lunga, attraverso le montagne; si danno il cambio alla guida per poter dormire.
"Gli avrei consegnato subito i contratti, cosicché non avessimo più ragione d'incontrarci. Non avevamo più nulla a che fare uno con l'altro, e quei contratti erano l'unico pretesto che egli avesse per avvicinarmi ancora."


Secondo Vikernes, parcheggiano la macchina fuori Tøyengata, Oslo, dove Aarseth abita. Vikernes suona il campanello.

Ecco un estratto dal libro di Vikernes, in cui egli racconta della drammatica notte in cui Aarseth morì:
"Ero arrabbiato con Øystein a causa della telefonata e della falsa lettera, e lui lo doveva percepire quando arrivai là, poiché sembrava molto spaventato. Oppure pensava ai suoi progetti di uccidermi, e si sentiva a disagio perché all'improvviso io ero arrivato. Non avrebbe più avuto ulteriori scuse per scrivermi un'altra lettera. Non avrei avuto più nulla a che fare con lui. Mentre gli parlavo feci un passo indietro, cosa che deve aver spaventato Øystein non poco. Doveva essere andato in panico, visto che mi colpì al petto con un calcio; ma prese lo sterno e il colpo non ebbe effetto. Strattonai il suo piede e lo gettai a terra. Lui andò verso la cucina. Ero già stato a casa sua, e sapevo che là teneva un coltello; vidi che era ciò che stava cercando. Si alzò all'improvviso e corse attraverso la porta aperta della cucina. Al contempo, io gli saltai di fronte sbarrandogli la via d'uscita. Presi un piccolo coltello che tenevo in tasca. In realtà era un coltello da stivale, con un lama lunga circa dieci centimetri. Non era affilato, ma era abbastanza appuntito, e con quello colpii Aarseth al viso. Era la prima volta che colpivo qualcuno con un coltello, ed ebbi un mezzo infarto. Sembrava innaturale e sbagliato, pugnalare un altro uomo con un coltello.

Col primo colpo tutta l'avversione per l'atto svanì. La barriera era spezzata. Avevo a che fare con una persona che progettava di torturarmi a morte, e quel colpo avrebbe solo rafforzato i suoi piani. Øystein gridò aiuto e smise di combattere. Paravo i colpi del suo coltello, in modo che ogni parata fosse un colpo al suo arto o al suo corpo."


Aarseth più tardi venne trovato morto parecchi piani più in basso rispetto al suo appartamento, con 23 ferite d'arma da taglio. Vikernes ammette di essere colpevole di omicidio intenzionale, ma venne incarcerato per omicidio premeditato. Il suo amico e coetaneo, che lo accompagnò in quel viaggio, venne condannato a otto anni di carcere per complicità, nonostante Vikernes abbia detto che egli era innocente. Secondo Vikernes, il suo amico rimase fuori dall'appartamento per tutta la durata degli eventi.
"Mentre mi trovavo isolato in cella, la polizia rilasciò dichiarazioni ai media con l'assitenza della stampa. Presentarono i fatti come se io avessi ucciso Øystein a sangue freddo, come se ci fosse stata da lungo tempo una lotta per il potere tra noi, la quale coinvolgeva l'amministrazione dell'ambiente del black metal. La gente ebbe l'impressione che si trattasse di una qualche organizzazione satanica, organica e gerarchica, la quale sarebbe stata condotta da Aarseth, e che io cercassi di conquistare la leadership uccidendolo. Io non avevo alcun interesse nell'essere il leader in quell'ambiente. La musica per me era qualcosa che nasceva dal disincanto dopo la fine della Guerra Fredda, dal non sapere più ciò che volevo nella vita. Essere il leader di quell'ambiente era l'ultima cosa che volevo. Se all'epoca in Norvegia fossero state arse le streghe al rogo, io sarei stato bruciato vivo sul posto, senza condanna e senza processo. Invece, dovettero togliersi le loro soddisfazioni col circo dei media. Mi fecero a tal punto oggetto di pregiudizi, e pilotarono l'avversione contro di me, che anche gli un tempo così "cazzuti" e "ossi duri" musicisti black metal poco mancava che si mettessero in coda fuori dalle stazioni di polizia di tutto il paese per condannarmi e scaricare su di me la colpa per tutto quanto accadde. E quel che accadde è chiaro: avevo assassinato il loro beniamino nella lotta per la leadership dell'organizzazione fittizia di Øystein."


Rimpiangi di aver ucciso?

Non posso rimpiangere di aver preso la vita di un uomo che voleva uccidermi. Ero direttamente minacciato dai suoi piani, ma io non ho mai progettato di ucciderlo.

Saresti capace di uccidere di nuovo?

Tutti possono uccidere. Ma ci sono poche possibilità che io uccida di nuovo, poiché ho già vissuto la situazione, e so come affrontarla. Non puoi sapere come ti comporterai in una situazione di minaccia fino a quando non ti ci trovi. Se mi trovassi nella stessa situazione oggi, per prima cosa contatterei la polizia. Quando si è giovani si fanno scelte semplici. L'ambiente in cui ero coinvolto aveva una certa tonalità, per così dire. Non è cosa buona mostrarsi negligenti, può essere pericoloso.

Vikernes ha scontato la sua condanna nelle carceri di Oslo, Ringerike, Trondheim e infine Tromsø, dove ha passato gli ultimi due anni in una cosiddetta "open prison". Durante questi anni, egli è stato legato a gruppi neonazisti e razzisti.

Non ho mai fondato, né mai sono stato membro di nessuna di queste organizzazioni. L'unica di cui faccio parte è il "Riksmålsforbundet" (un'organizzazione che ha lo scopo di conservare il "Riksmål" come standard scritto della lingua norvegese).

Durante la sua permanenza nel carcere di Oslo, Vikernes scrive dello shock avuto:
"Su 36 uomini presenti nel penitenziario vi erano solamente altri due norvegesi oltre a me. Tra gli altri 33 vi erano alcuni polacchi e tedeschi, il resto erano africani, pakistani e arabi. Negli altri penitenziari, la situazione era più o meno la stessa. Alcuni pakistani nemmeno parlavano inglese, soltanto la lingua Urdu, e l'intera prigione puzzava come un bazaar. È veramente la Norvegia? È veramente Oslo?"


Nel 2003, Vikernes viene condannato a 14 mesi supplementari di carcere, in seguito a un suo mancato ritorno da un permesso concessogli dal carcere di Tønsberg. Quando la polizia lo arrestò trovò nell'auto, tra l'altro, un fucile automatico AG-3, un certo numero di altre armi e circa 700 proiettili.

Non sono mai stato un nazista, e non lo sono ora. È folle affermare che io abbia dato vita a gruppi di propaganda razzista. Se il carcere ti si oppone puoi diventare frustrato, aggressivo e intollerante nei confronti delle altre comunità. Quel che feci fu ribellarmi contro coloro da cui sentivo di essere maltrattato. Era semplicemente stupido, ma talvolta sembrava giusto. Puoi sentirti piuttosto solo se stai tutto il tempo in cella d'isolamento, e ti accorgi che molte persone son contro di te.

E prosegue:

Ma ho le idee chiare. Vedo questo paese andare in malora - e cerco di non lasciarmi trascinare giù. Questa non è la Norvegia. Stiamo per essere rimpiazzati dagli stranieri: culturalmente, religiosamente e geneticamente. Dai un'occhiata alla nostra popolazione oggi, e confrontala con quella che avevamo cinquant'anni fa.

Sei razzista?

Sì. Ma non odio nessuno. L'odio è irrazionale. Io sono una persona razionale.

Sei orgoglioso?

Sì!

Comprendi il fatto che la gente abbia paura di Te?

Lo comprendo sulla base della rappresentazione di me fornita dai media.

Camminiamo attraverso la fattoria coperta di fiori ed erba ed entriamo in casa, nel suo "spazio di lavoro". Qui Vikernes produce musica e scrive libri. Progetta di scrivere sia un libro fantasy che un libro di fantascienza; inoltre, sta lavorando a un gioco di ruolo. In precedenza ha già pubblicato due libri, i quali tra l'altro sono stati tradotti in russo.

La famiglia è stata ben accolta dalla comunità.

Qui abbiamo tutto ciò che desideravamo. Io e la mia famiglia amiamo questo luogo.

Vikernes loda la gente del posto, definendola profonda e premurosa.

Non ho più amici. In prigione mi hanno sabotato attivamente, non ha importanza quello che ho fatto durante tutti gli anni passati seduto là. È questo che chiamano riabilitazione.

Come puoi non avere amici?

Va bene così. Ho una buona relazione con la mia famiglia.

La nostra rivista ha contattato la famiglia di Øystein Aarseth per chiedere loro delle accuse da parte di Varg Vikernes e delle nuove informazioni che emergono dal suo libro, ma i famigliari di Aarseth non vogliono rilasciare commenti a riguardo.

Il procuratore Bjørn Soknes si oppone alle accuse di Varg Vikernes di essere stato condannato in anticipo e che la polizia abbia estorto le informazioni ai testimoni e fabbricato le prove.

Sciocchezze - dice Soknes, che al processo rappresentava l'accusa.

Il fenomeno "Greven"3 è stato creato dai media?

Naturalmente no. Lui aveva desiderio a divenire conosciuto a livello nazionale.

Il procuratore aggiunto alle Relazioni Criminali dell'amministrazione centrale, Elisabeth Barsett, commenta così l'accusa di Varg Vikenres di essere stato condannato in anticipo:

Non voglio rilasciare commenti specifici su questo caso.

Anja Hegg si occupò del processo a Varg Vikernes per conto della rivista "Dagbladet".

Il fenomeno "Greven" è stato creato dai media?

No. Ma a posteriori si può dire che si sarebbe potuto fornirne un ritratto più sfumato.

Vikernes è stato condannato in anticipo?

Non credo. Noi cercammo senza successo di darne una rappresentazione più equilibrata, attraverso interviste, con gli appartenenti allo staff del suo avvocato difensore, Tor Erling, con Vikernes stesso, e con suoi amici appartenenti al "Circolo Black Metal".

Note a piè di pagina:
  1. Ministro della Giustizia norvegese dall'ottobre del 2005 al novembre del 2011.
  2. Riguardo il presente e i successivi paragrafi, cfr. V. Vikernes, A Burzum Story, II, "Euronymous"; trad. it. Una storia di Burzum, II, "Euronymous".
  3. Nomignolo che era stato apparentemente affibiato a Vikernes da Euronymous all'epoca.

Autore: Rune Midtskogen (© 2009 "Dagbladet" giornale, Norvegia)
Traduzione dal norvegese all'inglese di Whitney Coleman
Traduzione dall'inglese all'italiano di Lupo Barbéro Belli



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